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nina.gif (24212 byte)Nina Poidomani

22 anni, siciliana... poidomani@tin.it

Scrivere-Letter@tura 2000

a cura di www.valtelesinanews.com

Un Breve Racconto

 

STATO DI CONFUSIONE

Stato di confusione è quello in cui mi ritrovo, affannato, confuso, ione, non mi aiuta sapere che questa è solamente la disciplina della terra, in altri momenti ciò mi sembrerebbe meravigliosamente poetico ma non ora, e non è niente, fisicamente più o meno sto bene, c'è da fare solo un taglietto, una puntura, non sapevo di tenerci tanto a non farmi male, mentre dovrei ormai esserci abituata, mentalmente un po' meno, ho dato una grossa buca al lavoro e non mi sento in colpa appena un anno e ho già perso il mio senso di responsabilità, "e non è il caso di aspettare, non è il caso di aspettare mai più" canta così, vorrei farlo anch'io, dovrò giustificarmi a mio padre mi ha dato qualche giorno, e per la prima volta gli dirò in faccia che non ho più bisogno di giustificarmi non più, è la disciplina della terra sono i padri e i figli, e noi abbiamo già fatto il nostro corso, non c'è più niente che mi potrebbe insegnare con efficacia o che mi tornerebbe utile, non c'è più niente che io possa fare e che possa renderlo felice farlo sorridere come un tempo, da piccoli è facile basta essere un po' scemi, fare le prime cazzate che ci vengono in mente è creiamo un pubblico gaudiante intorno a noi, da grandi se facciamo le stesse identiche cose creiamo un'inversione di tendenza la gente piange intorno a noi, " ma non so scrivere, non so dire, non so chinare la testa, che non si china la testa che non si regala l'intelligenza e la compagnia" e queste parole non mi suonano nuove, c'è voluto un cantautore a rammentarmi dentro questa sorta di disciplina "ti ritrovo di sicuro vita"? Non so, vorrei tanto un tempo non meno illuso dove le cose semplici che ti rendevano felici lo siano per tutta una vita, non è chiedere tanto, non è chiedere poco. S-t-a-t-o d-i c-o-n-f-u-s-i-o-n-e per ora ho la mania di scomporre le parole per trovarci dentro la verità o anche la bugia che contengono, per capire quello che non vogliono dirci veramente, scrivere a tempo delle battute di un pianoforte, uno stato di confusione, al momento sono residente in esso, chissà se occorrono carte d'identità, per il riconoscimento dei loro cittadini, è semplici esserlo, chissà se occorrono poliziotti di quartiere o questi sono troppo in stato di confusione per badare a noi, chissà se è solo un luogo di migrazione dove sostiamo per un po', per poi ripartire certi che ogni tanto vi faremo ritorno, né avremo bisogno come una sorta di rifugio, che forse noi stessi ricerchiamo. Lo stato di confusione gode di un caos proprio, non ci sono orari prestabiliti, abiti particolare da indossare a seconda le occasioni, i concittadini sanno d'essere tali, d'essere fratelli, ma vagano senza mai incontrarsi, sfiorarsi, perché nello stato di confusione ognuno è una fortezza a se, ha una città dentro invalicabile, una costituzione irrevocabile, un diritto mai trovato, e gli occhi non vedono davanti a sé, se non uno stato di confusione che la mente non sa descrivere non ha colori né cose, né odori né suoni, è solo uno stato di confusione. In questo stato di confusione entro ed esco, a volte, infatti, lo stato di diritto viene a prelevarmi, mi sbatte forte sul muro della "normalità" e mi ricorda dei doveri, del senso del giusto, della quotidianità a cui non dobbiamo sottrarci o comunque fin quanto vogliamo farne parte, perché la porta è aperta, tanti escono fuori, li vedi come stracci appesi fra due finestre che sono il mondo e l'umanità, e loro nel vuoto. E allora mi alzo, mi tolgo da dosso la puzza di me, quella che altri potrebbero percepire a naso, l'altro fetore solo pochi sono in grado di capirlo di sentirlo, una doccia superficialmente efficace, una maschera, per sembrare presentabile, c'è nel mio contratto di lavoro, è la smemoranda dei collaboratori del locale è importante la cura e l'attenzione al proprio aspetto esteriore, sono ingrassata di qualche chilo forse mi licenzieranno, speriamo, ma poi c'è anche quella parte di me che fa parte del mondo del commercio, e allora ho bisogno di soldi, per ascoltare questo suonatore che mi canta, il lettore che lo riproduce, il computer che mi segna in rosso tutti i miei tanti grandi errori, tutto va in rosso, quello che è sbagliato, la perdizione, la trasgressione, le unghie delle ragazze delle case chiuse. Vorrei accontentarmi della disciplina della terra, i pastori che guidano le pecore, e io sola lì a guardarli, a guardare il procedere inesorabile delle stagione ad accontentarmi dell'arte della terra che ha in sé, musica, parole, colore, e tutto ciò che ci rallegra dentro, e invece sono qui pronta a cadere, in stato di confusione sì per cosa, per niente, a volte anche per un film che non ho mai avuto il coraggio di vivere: i ragazzi dello zoo di Berlino sono ovunque e non devo drogarsi per essere tossici. Ho avuto freddo per tutta la notte quella sera che vidi quel film, genitori freddi, la consapevolezza di fare schifo e non avere la forza di smettere, tutti giurano che è l'ultima volta ma sarà lei a decidere quando, i sogni sono accantonati per un presente che non basta, non può bastare a volte basta solo eguagliarsi agli altri anche se bisogna farsi per esserlo, qualcuno gestisce il loro corpo, è la cosa che più odierebbero fare siamo pronti a farle per lei, solo lei, sempre lei, perché ormai solo lei li fa star bene, stato di confusione. Anche una cosa infingarda può dare dipendenza, non so ancora se sono pronta a parlarne infondo è passato un po' di tempo, insomma ho avuto una dipendenza da chat anch'io. La chat non mi ha mai interessato, l'ho sempre considerata una fiera d'imbecilli, e poi tutto il sistema, il grande fratello, i cellulari, gli sms, è il bisogno di comunicare più impellente di tutta la storia dell'umanità, un segno dei tempi, fate voi. In ogni caso un giorno uno di quei finti amici da bar viene a casa mia e mi scarica odigo, ha una bella grafica, una scheda dove puoi fare capire agli altri chi sei o chi vorresti essere, cominciò così con scetticismo, seleziono le persone in base agli interessi, ma mi accorgo presto che tutti quelli che segnano negli interessi i fiori del male sono indemoniati, se contatto una ragazza queste mi spacciano per lesbica, se c'è un ragazzo che dimostra i miei stessi interessi dopo qualche giorno si rivelerà una donna o chissà che, ma poi credi di trovare qualcuno normale: è una malattia parli con tre, quattro peggio di te aprendo e chiudendo cartella stando attenti a non sbagliare a chi mandare il messaggio, e capita spesso e ci si mente a vicenda dicendo che è solo un errore del pc, sveglia fino alle tre del mattino al lavoro alle 6,30, sensazioni di nausea e giramenti di testa, non è proprio uno stato interessante ma sicuramente non comune, a casa dormo dalle 19 alle 21,30 squilla la sveglia l'ora x l'ora di punta in chat 21,30 - 00,00 dopo rimangono solo i pazzi, qualsiasi sia la pazzia di cui sono affetti, sadomaso, solitudine. Mia sorella entra in camera: " Perché non parli con me, voglio vedere, cosa gli racconti, chi hai trovato?" Io chiudo la finestra, lei esce urlando, dopo qualche ora mi alzo più vuota di prima entro in cucina e mia madre è seduta in un angolino, sola, e mi sento in colpa cerco di donare parte di me a estranei quando tanti conoscenti forse né avrebbero più bisogno, o comunque sarebbe carino farlo. Dopo un mese di questa vita mi fanno tutti schifo, io do troppo per scontata la sincerità, la gente usa la chat per fingersi, tutti i modi in cui si può fingere, qualche anno in meno o un più, un sesso sperato, o diverso, uno squallido sesso virtuale, mandarsi le foto di lunghezze inesistenti, cercare ragazze per i loro appartamenti, cercare qualcuno che li frusta a sangue, patti col diavolo, tutto quello che si ha paura a dire o fare nella realtà, in questo senso la virtualità è uno spazio libero, aperto, che però si sta soli in questa libertà, può darsi che mi sbagli. Poco male, qualcuno dice è solo un gioco, io devo prendere sempre le cose seriamente, forse, ma mi basta Heroes che canta, un alieno sulla terra, quella forse è la vera libertà, fumo d'incenso, solo quello, una birra scadente che divido con mia madre alle dieci di mattino è sempre un modo per comunicare.

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