Prefazioni per l'Opera Omnia e Biografia completa con produzione poetica
a cura di Rosario Lavorgna

RICORDO DI UN AMICO
Di Nicola Vigliotti*
Michele Lavorgna, anima delicata di poeta, innamorato di dio, della natura; figura prestante, dai tratti aristocratici, frutto di sensibilità ed educazione, non di ceto sociale. Per me: amico di infanzia, di giovinezza, di maturità.
Anni dellimmediato dopoguerra:
Un gruppo di giovani, di un piccolo e vivace borgo, San Lorenzello che ha conoscito il passaggio delle truppe straniere, di militari italiani sbandati, ha tremato al rombo minaccioso di aerei esplode, celebrando il ritorno ad una vita di pace, di una normalità che apparirebbe monotona, se non fosse susseguente ad un periodo drammatico segnato da fame e da morte. Nasce così una filodrammatica (sit venia verbo) senza pretese, ma ricca di fervore giovanile. Michele Lavorgna ne è uno dei più intelligenti animatori, ammiratissimo anche nel suo ruolo di attore drammatico.
Studente universitario, poi professore, continua la sua attività nella comunità laurentina e diocesana: conferenziere apprezzato in manifestazioni politiche, dellAzione Cattolica, di altre importanti associazioni. Umile, tollerante, affabile, amante della compagnia, predilige il colloquio con gli agricoltori, gli operai, gli anziani.
Di Michele poeta e docente, parleranno altri. Io voglio solo aggiungere che la sua figura resta impressa nel mio cuore, nel cuore di tanti che hanno avuto la fortuna di godere della sua amicizia, di essere illuminati dal suo sorriso dolce, segno di grande bontà di animo e disponibilità verso tutti.
* Prof. Nicola Vigliotti
Preside del Liceo Classico "Luigi Sodo" di Cerreto Sannita (BN)
Di Arturo Famiglietti *
Quando il sommo nostro poeta Dante volle parlarci del massimo rispetto da tributare a chi lo merita usò come parametro, ponendolo allacme, lamore filiale verso il genitore, presentandoci Catone- "degno di tanta reverenza in vista che più non dee a padre alcun figluolo" Purg.I-32-33.
Per ben due volte mè parso calzante il monito dantesco: una prima volta allorchè nella raccolta poetica "Verso Oriente", edita nel 1972 dal poeta sannita Michele Lavorgna, vedevo esplicita la dedica "A mio padre nel ricordo", ed ora che suo figlio Rosario ricambia la filiale dedizione con questa significativa Opera Omnia, per il cui lavoro mi scrive testualmente: "A 11 anni dalla scomparsa di mio padre Michele Lavorgna .sento il bisogno culturale e filiale di raccogliere la sua intera esistenza umana e poetica in una sola Opera Omnia."
E in verità il nostro mai troppo compianto amico Michele della cui morte appresi telefonando a San Lorenzello per avere notizie- nel 1971, quando Rosario contava appena 5 anni, dedicava la sua opera prima "Luci sulla Via" A Maria e Rosario. Solo qualche verso del suo creato regno di pace basterebbe a darci la misura della pregnanza poetica: "Il tenero fruscio- delle ancora verdi- foglie- del primo autunno- mi accarezza- su questo monte- in questa prima- altura".
Esplode poi la poesia luminosa del Nostro in non poche liriche del già citato Verso Oriente come quella dal titolo significativo "Un solo cuore- Un solo amore": "Un fruscio di fiori- raccolti pure nei campi- mi appresto anchio-a comporre.- Voglia il sole inondarli- di fulgida luce!."
Con "12 Angeli" , Michele Lavorgna, che confessa come io abbia scritto di lui insieme con non pochi critici letterari e come LAccademia Partenopea lo premiava e segnalava quale "seguace magistrale di piacevole ermetismo", sposa la prosa con lalata poetica e si immerge nella visione leopardiana dellinfinito allorchè scrive Cfr.pag.34 ivi e non qui-"Di là di queste siepi, oltre siepi ed ancora altri campi, ed estesi allinfinito". E si ricorda di noi in "Angeli Nuovi", edita nel 1977, oltre che in "Presenza Sconvolgente", del 1978. E qui lasciamo la parola allEditore, con qualche riserva: "Egli interessandosi più al cuore che al cervello, soffre i pianti ignorati ed i deboli lamenti". E qui noi contestiamo la presunta prevalenza del cuore sul cervello, allorchè nelle pagine interne, il Santillo precisi che: " Lautore è un cristiano, credente e praticante, ed in quanto tale professa lamore per Iddio e per i fratelli", quasi come se ragione volesse dire cervello e fede soltanto cuore, ignorando, per altro verso, che il Maritain fa giustizia del contrasto tra ragione e fede, definendoli come marcianti su due binari paralleli che conducono entrambi a Dio.
Di "Vetera Nova", edita nel 1980 dalla Laurenziana di Napoli, significativa è la notazione sui risvolti di copertina: "il poeta è come un bambino che osserva e vede con occhi sempre nuovi e meravigliati". E sempre per la Laurenziana, nel 1982, è significativa quella raccolta "Pensieri" che suonano ma in chiave poetica, quasi come aforismi e attestano lancia di grosse aspirazioni: "Saper saltare o correre, tirare e colpire calciare, segnare, far primi non basta". Altri Pensieri nel numero di 33 ed infine "Mernuge?" che classifica come Opera IX a parte inedito riesumato lepilogo dellincomparabile lavoro lavorgnano, tutto da leggere, studiare e godere, scorrendo lampia raccolta.
*Cav.Uff. Acc. Prof. Arturo Famiglietti
Rettore dellAteneo Filologico "G. Gozzi" - Accademia Partenopea di cultura Universitaria e di Studi Superiori di Napoli Direttore responsabile de "Athenaeum Novum" periodico partenopeo di politica e Cultura.
Michele Lavorgna -
Biografia Completa e Produzione poetica
- di Rosario Lavorgna

Michele Lavorgna nacque a San Lorenzello (BN) il 16 Febbraio 1927 da Rosario, falegname, costruttore di carrozze e carri da traino, ex combattente della grande guerra, e Maria Concetta Papa, donna di forte temperamento, dedita al lavoro e ai figli.
Numerosa la famiglia del poeta, anche in considerazione del fatto che la madre era al suo secondo matrimonio, dopo la morte del primo marito Luigi Lavorgna dal quale aveva già avuto ben cinque figli maschi.
Dalle seconde nozze la madre diede alla luce Michele, nel 1927, e Maria Giovanna, unica figlia femmina, nel 1930 che, insieme al fratellastro Alessandro, nato dal primo matrimonio sono, attualmente, gli ultimi rimasti della grande famiglia.
Il poeta visse un'infanzia felice nel tormentato periodo fascista. Le sue giornate trascorrevano tra la scuola, la bottega del padre, dove lavorava anche il caro fratello Ernesto, e le coccole dei familiari e dei fratelli più grandi.
Già dalla prima infanzia maturò in lui la passione per gli studi, per i libri, per la cultura in generale, segnando così la prima evidente differenza tra i suoi interessi e quelli dei fratelli maggiori, destinati ai lavori dei campi, alla cura del bestiame e, a turno, alla bottega.
Il padre Rosario fu molto benevolo con il poeta, seguendolo ed incitandolo nella sua vocazione all'arte, prendendo in seria considerazione l'inclinazione naturale dell'ultimo dei figli maschi, considerando anche il periodo storico ed il clima socio-politico.
D'altra parte la famiglia Lavorgna fu una di quelle casate laurentine decimate dall'emigrazione di fine secolo e di buona parte del '900, verso le Americhe, anche a conseguenza dell'errata politica giolittiana sul mezzogiorno.
Dibattuto tra l'amore per la sua famiglia, la devozione verso la madre e la vocazione all'arte, compì gli studi medi e ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Cerreto Sannita (BN) tra gli anni 1938-45, non senza problemi didattici e metodologici ed anche quelli derivanti dalla bassa estrazione familiare.
Il poeta fu sempre fiero della sua famiglia, dello status di contadino, sprizzando dagli occhi l'amore per la sua terra come il forte odore dei trucioli di legno della bottega del padre ed i vasti campi in fiore.
Dai severi e coltissimi sacerdoti del Seminario, il giovane Michele imparò l'amore per la cultura, il gusto di leggere, avvicinandosi con profondo rispetto alla mitologia classica greca e latina.
Approfindì i suoi studi di letteratura italiana, dalla quale seppe ben discernere e scoprire la sua intima vocazione alla sublime arte di "emozionare", attraverso la "lectura dantis", all'esaltazione delll'illusione e del sentimento romantico, sino all'evanescente mondo dell'essere della poesia moderna e di avanguardia, alla quale molto si affiancò, reggendo le fila di quella corrente neo realista anche se in modo intimo e non plateale.
Dopo gli studi ginnasiali e liceali il poeta si vide catapultato nella culla della cultura, nel fantastico e autocratico mondo dell'Università Federico II di Napoli, dove ancora attualmente campeggia la scritta "Ad Scientiarum Haustum", ad imperituro ricordo del sommo lume della conoscenza.
Furono proprio questi gli anni terribili, caratterizzati da uno studio disperato alla ricerca di una dimensione definitiva, come di una realtà ancora non limpidamente visibile. Un via vai frenetico tra Napoli e San Lorenzello, tra l'impossibilità di fagocitare migliaia di pagine di testi unti e bisunti, pregni di quel sommo bene a cui il poeta aspira più di ogni altra cosa, e la devozione assoluta per la sua terra e per l'amato borgo.
Le nottate gelide dei mesi invernali si trasformarono presto in "alcove" letterarie alla ricerca della dimensione inespressa.
L'indirizzo classico dei suoi studi gli permise di confrontarsi con quella mitologia dai gusti fiabeschi, con la pastoralità virgiliana dell'emozione poetica. Condivise le passioni ed i sogni dei mitici eroi, calandosi nei personaggi a mò di Odisseo nel suo viaggio verso Itaca: la poesia.
Pochi furono gli amori del poeta, tra i quali merita speciale menzione il tenero sentimento che fin dalla tenera infenzia lo legò a Maria, sua futura sposa .
Iscritto per l'Anno Accademico 1948-49 alla Facoltà di Lettere indirizzo classico della Università degli Studi Federico II di Napoli, il poeta si vide costretto a lunghi "tour de force" per intere giornate nella città partenopea, con sempre nel cuore ben saldo l'amore per la sua campagna ed una strana e ritrovata devozione per una città che, lui definì adottiva.
Il suo sguardo perso nel nulla spesso tornava tra quei campi, tra le case colonicamente simmetriche, nel suo presepio di paese, poggiato come neonato nella verde culla del Monte Erbano bagnata dalle limpide acque dell'antico "Tifernum".
Nel suo borgo natio, il poeta fu anche fervido sostenitore del gruppo parrocchiale, con a capo il provvido Don Nicola , cimentandosi anche in molte rappresentazioni drammatiche.
Storica e commuovente, a detta del popolo che ancora la ricorda e del Preside del Liceo Classico "L. Sodo" di Cerreto Sannita (BN) Sac. Prof. Nicola Vigliotti, "in illo tempore" organizzatore, fu la Passione di Cristo, nella quale il poeta si vide affidata la parte principale.
Questa occasione, come altre di cui parleremo più avanti, segnano dei cardini saldi nella vocazione poetica, come dei parametri estetici nei quali si muoverà il suo pensiero e messaggio lirico.
La vita del poeta fu densa di circostanze nelle quali individuare un gusto, un modo riconducibile alla sua futura vena poetica.
Gli anni '50 furono il periodo cosiddetto di prova letteraria, di leva poetica, nei quali Michele Lavorgna costruì un suo modo di concepire la poesia sulla base dei suoi studi che, procedevano non senza difficoltà e scontri con ideologie "pascoliane" dei vecchi Decani della cultura e contro programmi troppo lontani dalla sua indole.
I primi scontri culturali con la classe depositaria della scienza iniziarono dall'Anno Accademico 1950-51, quando il poeta si trovò a confrontarsi con l'Eccellentissimo Prof. Arnaldi, dal quale ebbe la prima delusione universitaria con l'esame di Letteratura Latina.
Lo scontro, a detta del Prof. Armando Salvatore , amico del poeta, poi egli stesso Ordinario di Letteratura latina alla Federico II ed ex allievo di Arnaldi, riguardò un giudizio che il Lavorgna attribuì ad un passo delle "Bucoliche" di Virgilio, non apprezzato, ne preso come scientificamente valido dal luminare.
Il Lavorgna non fu mai pago della sua sorte, così fece in modo di procurarsi un'altro scontro con un altro dei Titani dell'ateneo federiciano: il Prof. Ettore Lepore, al tempo Ordinario di Storia Romana.*
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* Ricordo ancora quando ne parlava, arricciava le ciglia, assumendo un aspetto non suo, ne propriamente umano, il cui riflesso, ai miei occhi di fanciullo, dava più l'essenza di un gorilla che di un uomo, e diceva:<< Un pozzo di scienza!, ma un feroce!, quano lo scorgevo da lontano nel corridoio centrale dell'Univiersità lo riconoscevo subito dai passi pesanti ed inconfondibili, e quando appariva in fondo al corridoio che dava sulle aule, la sua figura riempiva per intero lo spazio tra le due mura, tanto da concedere a raggi del sole, che provenivano dalla finestra di fondo, una angolazione strana, dovuta all'oscillazione del suo corpo. Il suo "latinorum" era tremendamente dialettale, tanto da essere a volte scambiato per maccheronico da vulgata.
Questo ed altri ricordi mio padre mi rammentava del periodo universitario, con scrupolosa novizia di particolari.
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L'Italia del dopoguerra, come egli ricordava sempre, era un <<"cumolo di calcinacci mentali; una baraonda di idee, molto poco espresse e per 'niun'* motivo messe in pratica>>.
Assorbire l'urto della guerra fu impresa che costò decenni di instabilità culturale e sociale, tanto che il poeta, tra il 1954 ed il '59, abbandonò la sua ancestrale passione per la poesia che, tra l'altro gi occupava troppo tempo, per dedicarsi agli studi che volgevano al termine.
Gli ultimi anni universitari furono i più turbelenti ed impegnativi, visti anche gli infausti approcci al mondo della ricerca universitaria, dovuti, come ricorda il Prof. S. Caracciolo, amico e compagno di studi del poeta, al continuo boicottaggio degli allora "baroni", nei confronti degli emergenti.
Michele Lavorgna non era solito farsi abindolare dai ricordi, ma si poteva ben leggere sul suo volto quel tanto di amerezza che bastava ad ammettere un passeggero fallimento.
L'agognata e sudata laurea giunse il 7 Marzo 1960, quando difronte ad una sparuta platea venne proclamato dottore in Lettere Classiche.
Aveva trentatré anni e tanta voglia di emergere, cercare una posizione che lo elevasse dallo stato di pura subcoscienza.
Nel Luglio dello stesso anno coronò il suo sogno d'amore sposando Maria Festa, insegnante di due anni più giovane di lui, quella ex ragazzina alla quale era solito nascondere la bicicletta.
* 'niun'=espressione consuetudinaria del poeta a cui dava il significato di 'nessun'.
Gli anni che seguirno il matrimonio furono trascorsi dalla coppia nella casa paterna di lui, già con l'ambizioso progetto di costruire a loro volta una villetta.
Relativamente alla sua carriera di docente, già nel 1959 aveva ricevuto dal Prevvoditore di Benevento un'incarico di supplenza in quelle di S. Salvatore Telesino.
Dal 1960 in poi ebbe molti altri incarichi, sino ad approdare al 1973, anno nel quale ebbe la cattedra di lettere presso la Scuola media "M. D'Azzeglio" di Telese Terme.
Anno di tragedia e di speranza fu il 1965. Il padre Rosario morì a 79 anni, lasciando il poeta nello sconforto di una grave perdita.
Nello stesso periodo, però, la coppia era in attesa di una notizia che avrebbe di certo cambiato la loro vita.
Già da qualche tempo i coniugi Lavorgna avevano fatto richiesta di adozione, e dopo tante peripezie e ricerche erano riusciti ad approdare ad una certezza presso l'Istituto Provinciale per l'Infanzia di Sabaudia (LT). Tutta la vicenda dell'adozione fu concretizzata mediante il prezioso aiuto di un amico sacerdote: don Antonio Santillo, all'epoca insegnante di religione e collega del poeta.
L'immensa felicità di poter finalmente aver un bimbo compensava bene tutte le perplessità di non poterne avere naturalmente.
Nel trambusto del periodo e nella gioia di diventare papà egli non aveva ancora trovato il tempo per riconsiderare la sua vocazione poetica.
Nell'ottobre del 1966, il Direttore dell'Istituto, Dott. Giuliani, inviò una lettera al poeta informandolo che era da poco nato un bimbo con le adeguate caratteristiche giuridiche per l'adozione.
La felicità della coppia fu immensa, tanto da farli partire immediatamente per Sabaudia.
Il piccolo era stato affidato alle cure di Suor Cesira la quale aveva seguito sin dall'inizio l'avventura della coppia, mantenendo con loro anche una fitta corrispondenza, come il travaglio della partoriente.
Dopo gli adempimenti di legge il bimbo venne affidato alla coppia e venne battezzato nel Novembre dello stesso anno con il nome di Rosario.
La felicità del poeta raggiunse il firmamento quando nei primi mesi del '67 potè condurre con sé suo figlio.
Gli anni che seguirono, come quelli di poco precedenti alla paternità, furono trascorsi alla ricerca di una vera e stabile professionalizzazione.
Dal 1964 al 1973 il poeta si abilitò in tutte le discipline inerenti la sua laurea, stabilendosi definitivamente alla M. D'Azzeglio di Telese Terme nel 1973.
Nel 1974 incontrò ,ad una manifestazione letteraria nazionale, il poeta Tommaso D'Antò, grande voce poetica partenopea con il quale intessè un rapporto di profonda amicizia e collaborazione poetica.
Dal 1971 al 1983 pubblicò tutti e nove i volumi di poesie, escluso un inedito di cui parleremo più avanti.
In dodici anni di intensa attività letteraria Michele lavorgna passò al vaglio molti stili poetici contemporanei, affiancandosi, in via per niente definitiva, alla corrente ermetica ed alla sua variente "post", muovendosi tra i versi più come postulatore che creatore cosciente.
Nel 1971 arrivò alle stampe "Luci sulla Via" (Ed. Abete Roma).
Quaesta prima raccolta segnò il passaggio dalla fase di pura meditazione e sperimentazione al periodo di creazione diretta.
Dopo anni di studio delle varie correnti filosofiche e letterarie, nella considerazione in chiave realistica dei vari stili poetici, dopo aver fagocitato le esperienze ermetiche di Quasimodo, Montale, essersi avvicinato con garbo all'imagismo di Eliot e Pound, approdò ad una visione simmetrica delle cose, ponendosi come colui che scopre più che come colui che crea.
Nel brevissimo arco di un anno uscì anche la seconda raccolta: "Verso Oriente" (Ed. Abete Roma).
Quì la vicinanza allo stile inglese della prima avanguardia fu molto più marcata.
Per alcuni aspetti stilistici e scelte metriche come lessicali la raccolta si avvicinò molto ai sensi estremi di Pound.
La stessa cosa dicasi per la forza espressiva libera da canoni prestabiliti, semplicemente mossa dalle sensazioni/visioni del mondo e delle idee che esso ispira.
Dopo un periodo di fitta operosità, durato quettro lunghi anni, alla ricerca di ciò che val la pena di lanciare al vento ed alle orecchie appassionate, uscì nel 1976 il terzo volume di poesie: "12 Angeli" (Ed Poligrafico Campano- BN-).
La rccolta segnò un altro punto di svolta nello stile poetico come nell'interpretazione delle immagini sentite e trascritte.
La morale religiosa, sotto forma di religiosità interiore, di attaccamento alle radici umane e divine dell'Homo "sapiens" venne fuori prepotente, libera dagli ingombri ideologici e stilistici imposti dall'argomento.
Attraverso la meditazione ed il silenzio il poeta riuscì a sentire la vera brezza carezzargli il volto, a concepire un cammino:
<< quello è un padre e tu immagina che Sia tuo padre >> (Cit. da "12 Angeli").
Nel 1977 uscì "Angeli Nuovi" (Ed Poligrafico Campano- BN-).
La raccolta, che ha tutta l'impressione di essere la logica continuazione della precedente, segnò anche una rinascita dei motivi e dello stile sempre più personale e non assoggettabile.
Tra le tante emozioni insite tra le righe anche quella dell'affollamento delle idee nella mente del creatore, mai lasciato solo dall'intima ispirazione.
L'effetto che se ne ricava è riconducibile ad un periodo di autocritica, di esame di coscienza, palese nella maggior parte delle liriche.
Come farà mai un poeta a scrutarsi? A quanto pare fu semplice! << Fermo l'immagine di ME come di un
ALTRO ed osservo...>> (Cit. da "Angeli Nuovi")
Nel 1978 il poeta pubblicò "Presenza Sconvolgente"(Ed Poligrafico Campano- BN-).
Allegoria, Simbolismo, fantasia sono i caratteri distintivi di questa raccolta che segnò la fine del decennio.
La sua idea primaria, di stampo fortemente cattolico, rese la raccolta un punto di incontro tra gli uomini e Dio, nel riconoscimento definitivo del motore supremo e della plausibilità della sua esistenza nel mondo post-moderno.
In apertura del nuovo decennio il poeta pubblicò "Vetera Nova" (Ed. laurenziana - Na-).
La raccolta segnò un nuovo periodo di distinzione artistico letteraria.
Lungi dall'accettare il neo Simbolismo degli anni '80, il poeta si pose in contrasto anche con quella certa corrente di pessimismo filosofico.
La nuova raccoltà divenne così una sorta di compromesso tra fede, ragione e sentimento che, però, non sempre fu palesata dallo scrittore fermo e convinto dei suoi ideali.
E' pur vero che al poeta "diletta il suono degli uomini "*, come è anche vero ed inconfutabile che: " timido sono per andare contro corrente "*.
Nel 1982, a due anni di distanza dal volume precedente, diede alle stampe "Pensieri", sempre della Laurenziana editrice.
Questa nuova raccolta apportò un'ulteriore innovazione, o meglio, una mutazione nel concetto poetico.
Le varie liriche non sono accompagnate dal classico titolo, a mò di presagio-assaggio di ciò che è insito tra le righe, ma da un semplice numero romano che ne denota la sequenza.
** Cit. da "Vetera Nova"(1980)
Se i dettami ermetici erano stati una passione giovanile, nel nuovo lavoro riesplosero con forza e vitalità nuova.
Le perplessità furono poste sotto forma di domande inquiete: "chi siamo, dove andiamo? " e percorsero come un filo sottile ed elastico tutta la raccolta, donandoci alla fine l'immagine tridimensionale della vita, attraverso le visioni nitide ed allegoriche al tempo stesso: il mucchio, la gente, la strada, i demoni, il correre e l'affannarsi sine meta .
Nello stesso periodo uscì anche un altro volume "33 Pensieri", sempre della stessa casa editrice, il quale fu una poca convincente continuazione della raccolta precedente, dalla quale ereditava lo stile, ma non i temi che , per alcuni versi, cambiarono direzione.
In questo caso il risalto maggiore fu dato ad un verso che non si compone, alla mancanza di ispirazione, tutto calato in un contesto fiabesco e religioso al tempo stesso, nella inquieta ricerca della buona sorte.
Dalla raccolta appare evidente il formularsi di un'affermazione alla quale è difficile opporsi: la convergenza di idee nella miseria mentale comune crea il poeta in un atto di forza soprannaturale capace di tramutare un corpo in puro spirito ed una mente in magazzino di emozioni.
Nel 1983 arrivò alle stampe l'ultima fatica di Michele Lavorgna: "Merenuge" (stessa editrice).
In questa ultima raccolta il poeta tornò a riflettere, in un flashback emozionale, su tutto quello che aveva provato e trascritto in precedenza, quasi consapevole che quel libro avrebbe segnato l'ultimo suo appello alla vita ed alla poesia.
I temi furono trattati con equilibrio e saggezza, ed alla fine, ciò che apparve evidente fu "l'attesa": l'uomo, il poeta aspettava una certezza che sembrava ritardare.
L'ultima raccolta segnò anche una ulteriore innovazione di stile, il repentino avvicinamento alle ideologie letterarie post-moderne del sommo Becket.
Il Poeta sembrava attendere il ritorno di una serenità che gli avrebbe permesso nuovamente il regolare flusso dei sentimenti come delle emozioni.
L'unica certezza fu che il poeta, diversamente dal famigerato irlandese, era in attesa di una certezza immanente, chiara, distinta dal caos pre globbalizzato del mondo circostante.
Suppongo, però che l'idea fosse la stessa.
Dal 1983, provato già da forti depressioni e stati di spossatezza, nonchè dal ricordo della madre che egli veva perso nel '79, si ritirò deliberatamente dalla vita culturale pubblica.
Gli ultimi cinque anni della sua esistenza furono trascorsi nella villa di San Lorenzello, con il conforto e l'amore della moglie, del figlio , studente universitario, dei parenti stretti intorno a lui come ad una quercia.
I molteplici impegni pubblici degli anni precedenti lo avevano debilitato fisicamente.
Già dalle prime pubblicazioni poetiche Michele Lavorgna fu regolarmente presente in molte manifestazioni poetiche napoletane, tra le quali spiccano quelle organizzate dall' Ateneo Filologico "G. Gozzi"-Accademia Partenopea di Napoli; dal Circolo Culturale - Accademia Poetica Nazionale Club Saffa di Napoli, dalle quali ricevette anche molte premiazioni.
Nello stesso periodo, a cavallo tra gli anni settanta e ottanta iniziò anche una collaborazione giornalistica con varie testate regionali e nazionali, e come ultima quella presso il settimanale beneventano "Messaggio d'oggi".
Dal 1980 La Corte di Appello di Napoli lo nominò giudice Conciliatore
del Comune di appertenenza, incarico che abbandonò nell'84 per sopraggiunti motivi di salute.
Sempre agli inizi degli anni '80 diede vita ad una collaborazione intensa, anche se a distanza, con il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Yale (USA), presso il quale inviò molte delle sue monografie (in parte andate perse) sui più grandi poeti e scrittori italiani del '900.
Interessanti furono anche le conclusioni raggiunte alla fine di un periodo di studi sul Rinascimento, in contrapposizione con quello europeo.
A causa del peggioramento dello stato di salute, il poeta fu costretto, nel 1987, a lasciare anche la sua cara e amatissima Scuola Media "M. D'Azzeglio" di Telese Terme, dove aveva la cattedra di Lettere dal 1973.
Nello stesso anno il poeta, insieme alla sua famiglia si recò in Inghilterra, meta agognata e sospirata da tanto, patria del grande Dante celtico W. Shakespeare.
A Stratford-upon- Avon, luogo di nascita del più grande dei drammaturghi passò molte ore a scrivere e fissare quei luoghi incantevoli e zeppi di memoria storica.
Testardo si poneva a decifrare i codici "In folio" delle opere del grande maestro, al di quà di una blindatura a prova dello stesso pensiero.
Quel foscoliano connubio di poetici sentimenti e la riconsiderazioni di alcune liriche inglesi, condusse il poeta nell'ultima breve paseggiata verso il crepuscolo della vita.
Partì da Shakespeare, come sommo esempio di purezza lirica, toccando poi le opere e le ideologie puritane di Milton, nella difficile discussione sulla poesia metafisica del '600, gettandosi poi nel mare del sentimentalismo pre romantico di Blake, nelle visioni magiche di Coleridge, nella somma bellezza del divino Keats, sino a raggiungere una post vittoriana riflessione sul mondo che muta e sull'anima che tramuta il corpo fisico in puro spirito o in orrende ombre. Ogni mattino, di buon ora, era solito scendere nel giardino di casa, accompagnato da un fidato libro, alla vista del chiaro specchio d'acqua della piscina, per la solita lettura del mattino.La sua espressione era sempre la stessa:"Le idee che sorgono al mattino si levano insieme al sole; di loro ti puoi fidare, poichè è difficile che si spengano ".
Una mattina come tante altre, il 16 Ottobre 1988 alle 6:30 del mattino, l'emozionatore Michele Lavorgna fu colto da una trombosi celebrale fulminante e morì, accasciandosi al suolo allo stesso modo come si accasciavano le sue poetiche ed appassite foglie di albero autunnale.
Il destino, a volte crudele, beffardo e allegorico, volle che nel posto dove il poeta cadde già privo di vita, vi fosse il bordo della piscina della villa, per cui l'acqua, dalla quale spuntò il balzo verso la vita, accolse il suo tonfo finale, senza fragore, a mò di abbraccio e di consegna.
La sua tragica fine provocò grande sconcerto nel mondo culturale partenopeo e, nonostante il dolore immenso dei parenti, degli amici, dei colleghi, di gran parte della stampa nazionale e regionale, del mondo accademico, un quotidiano campano di grande prestigio come Il Mattino di Napoli il giorno 17 di ottobre permise, con difetto di "Imprimatur" la pubblicazione di un trafiletto a distorsione demoniaca dei fatti, in una chiave di lettura orrenda e pregiudizievole, tendeziosamente ispirata alla tesi del suicidio del poeta.
Quella non fu solo volontà assassina di assimilare il personaggio e la sua intera esistenza culturale alla pietosa ed irriverente cronaca nera, ma di più, una vergognosa esposizione di ciò che la deontologia non è più.
Per una persona eperta nel nuoto e che in genere sedeva sul bordo della piscina dalla parte dove la vasca ha una profondità di 90 cm., era molto
improbabile ritrovarsi un giorno sulla quinta pagina del giornale con il quale aveva pure collaborato, descritto a trentasei punti: "Benevento: ...annega nella sua piscina."
Gran parte della cultura partenopea si scagliò a forti toni contro quel chiaro abuso di informazione, definendo la situazione come "disprezzabilmente giornalistica,- lo scoop del dolore ".
Toni più morbidi vennero dalle altre redazioni stampa, in particolare quella di Messaggio D'oggi, dove il poeta era corrispondente per la cultura e l'università.
La scomparsa prematura di Michele Lavorgna, all'età di 62 anni, ha destato e desta grande dolore.
Con lui abbiamo perso un uomo di cultura, un padre affettuoso, un illusionista cosciente, un grande poeta.
PREMI LETTERARI E ACCADEMICI
1970: Alto Merito Poetico - 2° Concorso di poesia, Circolo Culturale- Accademia Poetica Nazionale- Club Saffa, Napoli.
1971: Alloro Poetico-I Concorso nazionale di poesia- S. Caterina da Siena - Accademia Partenopea di Napoli (per la lirica "Alla conquista della Luna")
1972: Alloro Poetico- II Concorso nazionale di poesia- S. Caterina da Siena - Accademia Partenopea di Napoli (per la lirica "L'incredulo")
1975: Alloro Giornalistico per la sezione cultura- Penna d'oro 1975, come corrispondente di Messaggio D'oggi.
1982: Insignito del titolo di Accademico "Ad haustum Scientiae", con decreto "honoris causa" dalla University of Yale (USA).
ANTOLOGIE LETTERARIE E POETICHE
CHE CONTENGONO LE SUE OPERE
A. Famiglietti-D'Avino:
Poesia Contemporanea
Ed. Accademia Partenopea Napoli 1971 (pagg. 74-112-121)
A.S.M.V.:
Antologia del Medio Volturno
Ed. laurenziana Napoli 1976 (pag. 157)
Biblioteca di Athenaeum n°39 ( a cura del Direttore A. Famiglietti):
Fior da Fiore
Ed. Accademia Partenopea Napoli 1997 (pagg. 184-85)
Fond. R. Cioffi
Premio di Poesia città di Napoli
XIX edizione-Ant.Vol.XIV- Trofeo C. Lessona
Ed. CEARC- Napoli 1998 (pag. 39)
TITOLI DI DOCENZA ACQUISITI
SCUOLE DOVE HA INSEGNATO
COLLABORAZIONI UNIVERSITARIE
1964: Consegue l'abilitazione all'insegnamento di Italiano-Storia e Geografia.
1965: Supera l'esame di stato abilitandosi all'insegnamento di Materie Letterarie per le Scuole Superiori.
1970: Supera con il massimo dei voti l'esame di stato abilitandosi all'insegnamento della Lingua e Letteratura Greca.
1973: Consegue l'Abilitazione con il massimo dei voti in Lingua e Letteratura Latina.
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1959: Scuola di Avviamento Professionale Agrario- S. Salvatore Telesino (BN);
1960: Scuola di Avviamento Professionale Agrario-Montesarchio (BN)
1961: Scuola di Avviamento Professionale Agrario- Faicchio (BN)
Scuola Media Statale di Piedimonte Matese (CE);
1962-65: Scuola Media Statale di Cerreto Sannita (BN)
Scuola Media Statale di San Lorenzello (BN);
1966-72: Collabora con L'Istituto di Italianistica ed il Dipartimento di Letteratura latina dell' Università di Napoli - Federico II
1973-87: Scuola Media Statale "M. D'Azzeglio" di Telese Terme (BN)
1980-84: Collabora con alcune delle sue monografie e ricerche di italianistica (in parte introvabili) con la University of Yale (USA) - Department of Foreign Studies.