Free Web Hosting Provider - Web Hosting - E-commerce - High Speed Internet - Free Web Page
Search the Web

Tra musica lirica e...classica

home

Studi e Recensioni  a cura di Angela Raffaella Barile

 

Albéniz e Rimskij - Korsakov al S. Carlo di Napoli

Un altro appuntamento con l'Orchestra sinfonica del San Carlo di Napoli si è tenuto il 24 e il 26 maggio scorsi con un concerto che ha visto sul podio il grande direttore spagnolo, di origine tedesca, Rafael Fruhbeck de Burgos. In programma la Suite espanola N. 1 Op.47 di Isaac Albéniz e la Suite sinfonica Schéhérazade, Op. 35 di Nikolaj Rimskij - Korsakov. Due brani sinfonici che hanno risaltato le doti di abile concertatore e direttore dai modi raffinati qual è appunto Fruhbeck de Burgos. La Suite, Op. 47 di Albéniz, concepita per pianoforte, principale mezzo di espressione artistica del compositore e pianista spagnolo, è stata proposta al pubblico napoletano nell'orchestrazione curata dallo stesso Fruhbeck. Realizzata nel 1886, essa si compone di otto quadri, intitolati nell'ordine Granada, Cataluna, Sevilla, Cadiz, Asturias, Aragon, Castilla e Cuba. Albéniz, esponente della rinascita della musica spagnola, libera questo linguaggio dai vincoli di provincialismo. E la sua Suite, sebbene venisse ancora tacciata come musica di marca salottiera, reca l'impronta personale dell'autore che, con una ricchezza straordinaria di colore e di inventiva, riesce a ricreare l'ambiente folcloristico spagnolo, pur essendo vissuto quasi sempre all'estero. Accanto al suo capolavoro, il ciclo pianistico Iberia, la Suite Spagnola spicca per la grande varietà ritmica e timbrica con l'impiego della celesta, arpa xilofono, castagnette, per la dolce melodia del flauto e degli archi che giustificano l'espressività del colore locale e il carattere spagnoleggiante. La suite Schéhérazade, Op. 35 di Rimskij - Korsakov è una composizione di grande presa sul pubblico per la pittoresca e fantasiosa atmosfera che si respira in essa. La celebre e brillante suite, divenuta ormai opera di repertorio di direttori e orchestre internazionali e non, e riproposta in diverse edizioni discografiche, fu composta da Rimskij - Korsakov nell'estate del 1888 ed eseguita per la prima volta nello stesso anno a San Pietroburgo sotto la direzione dell'autore stesso. Essa s'ispira al personaggio fantastico Schéhérazade, protagonista della raccolta di fiabe mediorientali "Le mille e una notte". Rimskij - Korsakov scelse questo soggetto per soddisfare il proprio gusto, sia per il fiabesco e il soprannaturale, sia per l'esotismo e gli ambienti orientaleggianti che fanno da sfondo ai personaggi. L'elemento dell'Oriente e dell'esotico accostato all'argomento fantastico aveva già costituito una tematica del teatro lirico tedesco dell'800 a cominciare, in campo letterario, da Goethe col suo Divano occidentale e orientale, passando per l'Oberon di C.M. von Weber, fino ad arrivare all'oratorio profano Das Paradies und die Peri di R. Schumann. Schéhérazade, affascinante e saggia principessa, va in sposa al sultano Shakriar il quale, ossessionato dall'idea che le donne siano per natura creature infedeli e incapaci di sincerità, ha la consuetudine di uccidere le proprie mogli dopo aver consumato con loro la prima notte di nozze. Ma Schéhérazade, notte dopo notte, per mille e una notte, tesse per il sultano un'interminabile serie di favole incantandolo a tal punto che egli, assorto e rapito anche dalla bellezza e dalle molteplici virtù dell'avveduta fanciulla, decide di non tener più fede al misogino e crudele giuramento risparmiandola e vivendo per sempre felice accanto a lei. La suite si compone di quattro episodi: il mare e la nave del marinaio Sinbad; il racconto del principe Kalender, prete maomettano, mendicante e nomade; il giovane principe e la giovane principessa; Festa a Bagdad - il mare - la nave si spezza su una roccia. Qui l'autore s'impone per la sua rara capacità descrittiva e vivacità coloristica ed una grande abilità nello sfruttare le risorse degli strumenti. Ma non è tanto l'intento narrativo ovvero il mero descrittivismo di ciascun episodio ad attrarre l'ascoltatore quanto piuttosto l'indefinito fascino esotico del lontano mondo de "Le mille e una notte", ora emanato dalle sonorità addolcite e concilianti dell'orchestra, ora tradotto nell'insinuante ed allusivo tema della principessa simboleggiato dal violino solo. Il primo movimento mette a confronto il carattere dei due personaggi principali sottolineando la condizione di subordinazione dell'odalisca verso il sultano, attraverso l'oscuro e cupo motivo melodico dell'uomo dal volto severo e scostante e il motivo svenevole ed accattivante di Schéhérazade. Gli assolo del violino conferiscono a tale strumento un ruolo di primo piano rispetto alle altre voci orchestrali ed una funzione di commento, quasi una voce rievocativa, simbolo dell'odalisca. Mirabile è la descrizione orchestrale dell'agitarsi delle onde del mare nell'episodio del marinaio Sinbad; Rimskij - Korsakov infatti, da straordinario orchestratore, eccelle soprattutto nella rappresentazione musicale delle forze della natura in tutti i suoi aspetti. L'uso dei Leit-motive, ossia i motivi ricorrenti, non sempre fissi ma liberamente elaborati, ha valore di coesione organica, di collegamento delle varie sezioni. La partitura presenta ben poche difficoltà interpretative, ma in compenso la scrittura musicale contiene una quantità di indicazioni agogiche quali i "ritardando" e gli "accelerando" che dilatano e restringono l'andamento ritmico rendendolo perciò sfuggente. Spetta dunque al direttore e agli orchestrali conservare tutti un ritmo unitario in modo da raggiungere quell'uniformità di intenti nell'organico. Il secondo movimento della suite sinfonica propone due diverse idee tematiche. La prima è una melodia di languore russo - mediorientale che passa dai fiati agli archi per dileguarsi poi nel terzetto cameristico dell'oboe, corno e violoncello soli. L'altro tema, energico e di impronta bandistica, è enunciato dagli ottoni, tromba e trombone, e subito ripreso dall'intera orchestra in un frenetico interscambio timbrico. Nel terzo movimento, di segno romantico, interviene ancora, alla fine, il violino solista di Schéhérazade con la sua "cifra" significativa ed avvolgente che si intreccia col tema del giovane principe e la giovane principessa. Il finale riassume in sé tutti i motivi dei precedenti episodi in una tale concitazione ritmica da far risultare quasi inafferrabile il passaggio dal quadro della Festa a Bagdad a quello che ritrae il mare in tempesta e la collisione della nave. Insomma l'acceso colorismo orchestrale con glissandi d'arpa nel finale, la notevole vitalità ritmica, le calde sonorità ed il considerevole grado di virtuosismo dell'orchestrazione fanno di Schéhérazade il capolavoro del russo Rimskij-Korsakov. (04.06.01 ore 21:12)